Ritiro sociale in adolescenza: psicologo a Firenze
Un figlio che passa sempre più tempo chiuso in camera, che salta le uscite con gli amici, che rifiuta di andare a scuola. All'inizio sembra una fase: gli adolescenti hanno bisogno di spazi propri, e una certa chiusura fa parte della crescita. Il confine tra una normale richiesta di intimità e un ritiro che si struttura è però più sottile di quanto appaia, e spesso viene riconosciuto tardi.
I segnali che distinguono una fase da un ritiro
Alcuni elementi che meritano attenzione, soprattutto se presenti insieme e se persistono per settimane:
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L'inversione del ritmo sonno-veglia: sveglio di notte, addormentato di giorno.
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L'abbandono progressivo della scuola, dalle assenze occasionali al rifiuto sistematico.
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La scomparsa delle amicizie reali, sostituite talvolta da relazioni esclusivamente online.
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La trascuratezza nella cura di sé: igiene, alimentazione, abbigliamento.
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Reazioni di forte angoscia o rabbia quando si propone un'uscita o un contatto con l'esterno.
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La chiusura anche verso i familiari, con la stanza che diventa un confine invalicabile.
Che cosa protegge un ritiro
Nella prospettiva psicoanalitica il ritiro non è pigrizia né semplice dipendenza dagli schermi. È spesso una soluzione difensiva: un modo di sottrarsi a un'esposizione diventata insostenibile — il giudizio dei coetanei, il confronto con un corpo che cambia, l'aspettativa di prestazione. La camera diventa l'unico luogo in cui non si è guardati.
Questo spiega perché le strategie che puntano a forzare l'uscita — togliere il telefono, imporre la scuola, insistere con gli inviti — tendono a irrigidire il ritiro invece di scioglierlo: aumentano proprio l'esposizione da cui il ragazzo si stava proteggendo.
Il lavoro clinico parte da un'altra domanda: da che cosa quel ritiro sta difendendo, e a quale prezzo. Costruire una relazione in cui quel prezzo possa essere nominato è ciò che rende possibile, col tempo, un'uscita che non sia una resa.
Il lavoro con i genitori
Il ritiro di un figlio mette in crisi anche i genitori, che oscillano spesso tra la tentazione di forzare e quella di assecondare per non peggiorare la situazione. Parallelamente al percorso con l'adolescente — quando è possibile avviarlo — sono previsti colloqui con i genitori, per trovare una posizione che non alimenti il sintomo né lasci soli.
Nei casi in cui il ragazzo rifiuti inizialmente ogni contatto, il percorso può cominciare proprio dai genitori.
Approfondimenti
Per saperne di più: ho scritto un articolo specifico sul ritiro sociale, invece se si vuole inquadrare meglio la fase della adolescenza, qui la pagina.
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